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Charlie Musselwhite: 80 anni di Blues

Charlie Musselwhite: una leggenda dell’armonica blues

Oggi, 31 gennaio, compie 80 anni uno dei più grandi armonicisti blues viventi: Charlie Musselwhite.

Charlie Musselwhite, nato nel Mississippi, ha percorso un viaggio musicale epico attraverso le radici del blues, da Memphis e Chicago fino alla California. Giunto a Chicago negli anni ’60, partecipò alla rivoluzione blues registrando l’acclamato album “Stand Back!” nel 1966. Il suo trasferimento a San Francisco nel ’67 lo integrò nella scena controculturale del Fillmore West, dove il suo autentico blues conquistò il pubblico delle radio underground.

Cinquant’anni di tour, esibizioni e registrazioni hanno premiato Musselwhite, divenuto un venerato del blues. Con oltre 20 album, continua a primeggiare, mostrando una profondità espressiva crescente. Le sue collaborazioni con artisti del calibro di Ben Harper, Cyndi Lauper e Tom Waits attestano la sua influenza variegata.

Musselwhite, erede legittimo dei grandi armonicisti venuti prima di lui, incarna il blues con toni scuri come il fango del Mississippi e melodie leggere come il cielo californiano. In un’epoca di termini “leggendari” spesso abusati, Musselwhite si distingue come autentico maestro della musica americana.

Auguri, Charlie Musselwhite, e grazie per la tua musica!

Strumentazione

Raccogliere tutta la strumentazione usata da Charlie Musselwhite durante la sua carriera è una missione praticamente impossibile, considerando che il primo disco è uscito nel 1967 – ben 57 anni anni fa!

Tuttavia ci sono alcuni tratti caratteristici che possiamo notare nella strumentazione di Charlie. Prima di tutto le armoniche che utilizza: Musselwhite è endorser Seydel da anni.

Dopo aver iniziato, sicuramente, usando le Hohner Marine Band Classic, ha poi collaborato per un periodo con le armoniche Lee Oskar (negli anni 80/90) per poi passare alla definitiva e fedele Seydel 1847 Classic, che vediamo anche nel video con Ben Harper “I’m In, I’m Out And I’m Gone”.

Esattamente come per le armoniche, Charlie Musselwhite nel corso del tempo ha utilizzato moltissimi microfoni: ha fatto un periodo dove in live suonava in microfoni della voce (come in quello con i Dynatones), in altri momenti usava un microfono a stelo (famoso il Beyerdynamic TG88) fino ad arrivare ai Bullet di oggi (come usava, d’altronde all’inizio della carriera) che sono il microfono custom fatto da Greg Heumann – con scocca in legno, oppure dei microfoni Bullet di varia provenienza, incluso il Bulletini sempre di Heumann.

Un’ottimo compromesso, piuttosto aperto e definito sui medio-alti e con alta impedenza, oggi, prodotto in serie è il bullet Harp Blaster HB52 – a marchio Hohner prodotto dalla sE Electronics.

Lo stesso tipo di scenario riguarda la scelta degli amplificatori. Musselwhite ha avuto un periodo dove era famoso tra gli armonicisti perché usava un Fender The Twin Red Knobs. Un ampli da 100 Watt, pesantissimo, che lui però riusciva a far suonare. Questo perché non ha mai cercato in quei live un suono super-saturo e perché, comunque, quell’ampli ha la possibilità di essere configurato con uscita bassa (Output Low, un interruttore) a 25 Watt, rendendolo più docile, ma capace di farsi sentire grazie a 4 valvole finali su due coni da 12″.

Tuttavia nell’ultimo periodo sembra aver optato per il Fender Bassman quando va in tour, specialmente da questa parte del mondo: un amplificatore semplice da trovare, facilmente configurabile, affidabile e abbastanza potente per suonare su palchi grandi come festival, teatri o club di un certo tipo.

Nel suo ultimo disco, ha optato però per una scelta inusuale: un Laney A3012. Un valvolare che non ci si aspetterebbe, anni 80 dal suono molto versatile. In “Mississippi Son” Musselwhite suona sia la chitarra che l’armonica all’interno di questo 20 Watt.

Per similarità di Wattaggio, un amplificatore interessante potrebbe essere il Peavey Classic 30, pensato come ampli da palco che con qualche compromesso può essere suonato anche in studio. Per versatilità di impostazioni invece il VHT Special 6 è la scelta ottimale. Tra l’altro gode di un volume interessante che facilmente copre concerti più controllati di volume e che microfonato sa farsi amare su palchi più larghi.

vht special 6

Ci sarebbe poi da aprire un capitolo sulle chitarre che Charlie Musselwhite utilizza, ma sappiamo che lì fuori ci sia qualcuno che ha più informazioni di noi, come questo articolo

Buon compleanno, maestro!